Maddalena, nata nel giorno del record. Una storia di vita che racconta il valore della nostra Sanità

Il 19 luglio è nata nostra figlia all’Ospedale Santo Spirito di Casale Monferrato. Pochi giorni dopo, quel Punto Nascita avrebbe registrato un record. Ma dietro i numeri ci sono volti, professionalità e soprattutto famiglie.

Casale Monferrato

Ci sono momenti nella vita nei quali il ruolo che ricopri passa inevitabilmente in secondo piano. Il 19 luglio scorso, per me, è stato uno di quei giorni. Quel giorno è nata Maddalena, nostra figlia, all’Ospedale Santo Spirito di Casale Monferrato. Un’emozione difficile da raccontare a parole, una di quelle esperienze che cambiano per sempre il modo di guardare al futuro. Poche settimane dopo, proprio domenica 13 settembre u.s., io e mia moglie Romina Mongiano siamo stati invitati dall’Ospedale Santo Spirito di Casale Monferrato per un collegamento con gli studi di Rete 4, nella trasmissione Diario Weekend, proprio per raccontare la nostra esperienza nell’ambito del servizio dedicato al particolare momento vissuto dal Punto Nascita di Casale Monferrato. Romina è stata intervistata, io ero accanto a lei, con Maddalena in braccio. Una scena familiare, intima, quasi normale. Eppure quella fotografia raccontava molto più di una semplice apparizione televisiva. Raccontava una nascita, raccontava una famiglia, e raccontava, soprattutto, una parte importante della nostra Sanità.

Dietro il record ci sono persone
Il Punto Nascita di Casale Monferrato è finito sotto i riflettori per una ragione positiva e in controtendenza rispetto a quello che purtroppo siamo abituati a leggere quando parliamo di demografia. Nei primi mesi del 2026 i parti sono cresciuti di oltre il 40% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. E il 21 luglio, appena due giorni dopo la nascita di Maddalena, è arrivato un momento simbolico: dodici neonati contemporaneamente. Un piccolo record che ha attirato l’attenzione dei media e che ha raccontato un fenomeno particolare in un Paese nel quale le nascite continuano invece a diminuire. Ma i numeri, da soli, non raccontano mai tutta la storia. Infatti dietro quei dodici bambini ci sono dodici madri, ci sono dodici famiglie. Ci sono attese, preoccupazioni, emozioni, notti insonni, speranze. E soprattutto ci sono donne che affrontano il percorso della gravidanza e del parto con tutto il carico fisico ed emotivo che questo comporta.

A Romina, prima di tutto, un grazie
In questa storia il primo grazie voglio rivolgerlo a mia moglie, la gravidanza viene spesso raccontata come uno dei momenti più belli nella vita di una donna, ed è certamente così. Ma è anche un percorso fatto di grandi sacrifici. Il corpo cambia, le energie cambiano. Cambiano le priorità e le paure. Ogni controllo porta con sé una domanda, ogni piccolo disturbo può diventare una preoccupazione, ogni mese che passa avvicina a quel momento nel quale tutto cambia. Poi arriva il parto, e in poche ore mesi di attesa, fatica e sacrifici si trasformano in una gioia che non assomiglia a nessun’altra. Vedere mia moglie Romina diventare mamma è stata, per me, l’esperienza più intensa della mia vita. E credo che questo debba essere ricordato anche quando parliamo di organizzazione sanitaria. 

Grazie a chi, a Casale, ha fatto la differenza
Una buona sanità non assiste soltanto una prestazione: prende in carico una persona. Nel caso di una gravidanza, prende in carico una donna, una madre e, indirettamente, una famiglia intera. Per questo voglio ringraziare pubblicamente tutto il personale dell’Ospedale Santo Spirito di Casale Monferrato e, in particolare, le professionalità che operano nell’area materno-infantile, nella Neonatologia e nel Punto Nascita. Medici, ostetriche, infermieri, pediatri e operatori sanitari hanno un compito straordinario. Non soltanto perché devono garantire sicurezza e competenza clinica. Ma perché spesso incontrano le persone nel momento di maggiore fragilità. Una neo mamma non ha bisogno soltanto di una prestazione sanitaria, ha bisogno di sentirsi ascoltata, di sapere che qualcuno è presente, di professionalità, ma anche di umanità. Ed è proprio questa combinazione che, a mio avviso, rende davvero grande il nostro personale sanitario. Competenza, passione, preparazione e umanità, sono qualità che non possono essere date per scontate, e che dobbiamo avere il coraggio di valorizzare.

Da Sindaco, questa esperienza ha un significato ancora più grande
Da Sindaco di Castelletto Monferrato e Presidente del Distretto dei Sindaci ASL AL di Alessandria e Valenza, posso dire che questo ruolo mi porta quotidianamente a confrontarmi con i problemi e con le prospettive della sanità del nostro territorio. Parliamo di ospedali, servizi territoriali, assistenza agli anziani, medicina generale, Case di Comunità, liste d’attesa, integrazione socio-sanitaria; tutti temi molto complessi. Ma il 19 luglio, tenendo Maddalena in braccio, li ho guardati da un’altra prospettiva. Ho pensato che dietro ogni scelta organizzativa ci sono persone, e che quando una famiglia entra in un ospedale non porta con sé soltanto una cartella clinica, bensì una storia, le proprie paure e le proprie speranze. Per questo le Istituzioni devono fare la loro parte.

Una sanità forte nasce anche da una responsabilità condivisa
Come Sindaci del Distretto sanitario di Alessandria e Valenza abbiamo il dovere di monitorare costantemente le performance dei nostri presidi sanitari e socio-assistenziali. Dobbiamo conoscere ciò che funziona e intervenire dove invece emergono criticità. E’ necessario sostenere le strutture e i professionisti nel raggiungimento degli obiettivi al fine di garantire assistenza e cura ai cittadini, anche perché nel nostro territorio abbiamo importanti realtà ospedaliere e socio-sanitarie.

Alessandria, Casale Monferrato, Novi Ligure, Ovada, Tortona e gli altri centri zona rappresentano un patrimonio che dobbiamo difendere e, soprattutto, continuare a migliorare.
Non dobbiamo avere paura di dirlo: la nostra sanità possiede eccellenze. Ma proprio perché abbiamo eccellenze, dobbiamo pretendere che possano esprimersi al meglio. Il futuro passa dal territorio e la sfida dei prossimi anni non sarà soltanto costruire nuovi ospedali. Sarà necessario anteporre una sanità capace di mettere in relazione ospedale e territorio. Dovremo intensificare il rapporto con i Medici di Medicina Generale, che rappresentano il primo e spesso più importante punto di riferimento per i cittadini, accelerare lo sviluppo del nuovo modello delle Case di Comunità e Salute, facendo in modo che non siano semplicemente nuove strutture fisiche, ma veri luoghi di presa in carico delle persone. Inoltre dovremo affrontare con maggiore determinazione la situazione delle RSA, sempre più chiamate a rispondere a bisogni complessi e, allo stesso tempo, sempre più in difficoltà. L’invecchiamento della popolazione ci impone di prepararci oggi alle necessità di domani, non possiamo più aspettare che il problema diventi emergenza.

Gli investimenti di oggi guardano a trent’anni
In questo quadro credo sia doveroso riconoscere il lavoro che, dal 2019 in avanti, è stato impostato dalla Regione Piemonte, sotto la guida del Presidente Alberto Cirio, per il potenziamento e il rinnovamento del sistema sanitario piemontese. Sono stati anni tutt’altro che semplici, dal 2019 abbiamo attraversato anche la pandemia Covid-19, che ha messo sotto pressione come mai prima il sistema sanitario e chi vi lavora. Eppure, parallelamente all’emergenza, è stata avviata una programmazione infrastrutturale di lungo periodo che oggi comprende importanti nuovi ospedali e il potenziamento della sanità territoriale. Per il nostro territorio, il progetto del nuovo ospedale della Città di Alessandria rappresenta una delle prospettive più importanti. Non dobbiamo però cadere nell’errore di pensare che un nuovo ospedale risolva da solo tutti i problemi. Un edificio moderno è fondamentale, ma dentro quell’edificio dovranno esserci professionisti, tecnologie, organizzazione, ricerca e una rete territoriale capace di accompagnare il paziente prima e dopo l’ospedale. Questa la vera sfida, e se ragioniamo con una prospettiva di venti o trent’anni, possiamo finalmente costruire qualcosa che non risponda soltanto alle emergenze di oggi, ma alle esigenze delle generazioni che verranno.

La battaglia delle liste d’attesa
Tra queste esigenze ce n’è una che i cittadini sentono ogni giorno sulla propria pelle: le liste d’attesa. Non possiamo nasconderci, una sanità che funziona deve garantire cure appropriate, ma anche tempi di risposta compatibili con le necessità delle persone. Abbattere le liste d’attesa deve quindi rimanere una priorità assoluta. E per farlo serviranno investimenti, organizzazione, personale, collaborazione tra pubblico e privato accreditato, maggiore integrazione tra ospedale e territorio e soprattutto una programmazione che non si limiti a inseguire le emergenze. Si tratta sicuramente di un obiettivo difficile, ma è un obiettivo possibile se lo si affronta con continuità e con una visione di lungo periodo.Investire nella sanità significa investire nella vita delle nostre comunità
Se vogliamo davvero costruire il Piemonte dei prossimi trent’anni, dobbiamo partire proprio da qui: dalle persone, dalle famiglie e dalla capacità di garantire loro una sanità pubblica moderna, efficiente e, soprattutto, umana, perché il futuro di un territorio comincia proprio da una sala parto. 

E il nostro futuro, quel 19 luglio, aveva il nome di Maddalena.

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